I Figli ci chiedono… E’ morta una ragazza giovane, invece…

 

Oggi sono triste! E anche arrabbiato! E’ morta una ragazza della mia parrocchia.

Mi spiace tanto per quello che è successo nella tua comunità. Sarai molto triste. E’ sempre scioccante sapere che qualcuno se n’è andato nel fiore degli anni. Dimmi invece da dove proviene la tua rabbia, perché quella non capisco da dove arrivi.

Mi chiedo, perché è morta lei che aveva tutta la vita davanti e non è morto qualcuno che vive già con un piede nella fossa? Mia nonna ha novant’anni, non ci sta più con la testa ed è più di la che di qua.

La vita e la morte hanno in sé un mistero. Il mio parroco diceva che i misteri vanno accolti perché c’é sempre un aspetto insondabile e inconoscibile che li avvolge, impossibile da sviscerare. La tua é la grande questione esistenziale, la morte é uno scandalo, il pensiero della fine non ci lascia tranquilli. Ma la tua domanda non contiene solo l’indignazione per il fatto in sé, ci vedo dell’altro. E’ come se tu volessi soppesare il valore delle persone, per decidere chi merita di restare al mondo e chi no. Proviamo a ribaltare la situazione: se la nonna novantenne fosse Rita Levi Montalcini, penseresti ancora che se ne dovrebbe andare il più in fretta possibile? O non sarebbe forse un vanto per l’Italia e la comunità scientifica il fatto che una scienziata da premio Nobel sia potuta arrivare, come infatti é avvenuto, a un’età che giunge alle tre cifre? Quanto amore e quanta dedizione si sono scatenate attorno a questa vecchietta ultra centenaria perché potesse vivere bene fino all’ultimo respiro! Penso che a nessuno sia venuto in mente che era bene che morisse lei prima di qualche altro.

E proseguo chiedendoti ancora: se a morire fosse un giovane poco di buono, un assassino stupratore penseresti che é un peccato che muoia avendo tutta la vita davanti, come nel caso della tua parrocchiana? Non penseresti forse che gli sta bene e meno male che ci ha lasciato così presto?

Adesso mi hai mandato in confusione e non so più cosa pensare!

Penso che la mentalità consumistica ci stia mandando ai pazzi un po’ su tutte le questioni.

Crediamo di potere calcolare le persone un tanto al chilo come le arance, ma può il consumismo dettare legge sui meriti dell’uomo?

E poi, cosa si intende per valore?

Valutiamo le persone per quello che possono dare alla società: se sono utili le teniamo, se sono un peso… meglio liberarsene: un grande pericolo è in agguato in questo modo di pensare, credo che non ci porterà su una buona strada.

Beh, ti dirò che io ne ho piene le tasche di tutta questa faccenda. Lo chiamano il capitale umano: le capacità, le conoscenze, le competenze e le abilità professionali, le relazioni utili in termini economici fanno di noi esseri appetibili per le aziende, se siamo privi di capitale umano siamo scartati. E’ come dire: se siamo laureati con master di secondo livello valiamo qualcosa, se invece proveniamo da un barcone ci lasciano morire nel Mediterraneo. E’ giusto questo? Per Dio, invece, siamo tutti di inestimabile valore.

“Io non ti dimenticherò mai. Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato”, leggiamo nel libro di Isaia. Il Creatore ha cura di tutto ciò che ha creato, chi siamo noi per disprezzare le sue creature?

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