(Tratto da Famiglia Cristiana, articolo di: Barbara Tamborini)

IL CORAGGIO DI QUELLA MADRE

CHE HA DENUNCIATO IL FIGLIO

«Il bene di una mamma ha molte facce. Anche quello di trovare la forza per denunciare un figlio. Se vogliamo crescerlo responsabile dobbiamo essere coraggiose». Così scrive la psicopedagogista Barbara Tamborini, interpellata in merito alla vicenda dell’omicidio di Luca Sacchi. La domanda che molti si stanno facendo in questi giorni è: «Se voi sapeste che vostro figlio ha ucciso, andreste a denunciarlo?»

 

Ho letto e riletto l’articolo di Ferdinando Camon che lancia su Facebook una domanda che interpella tutti i genitori e in modo particolare noi mamme: «Se voi sapeste che vostro figlio ha ucciso, andreste a denunciarlo?» Rispondere in astratto a questa domanda può non farci sentire a fondo il dilemma. Ci basta guardare i nostri figli per dirci che è probabile che non ci toccherà mai una scelta così dolorosa. Ma forse la domanda ha una portata più ampia. Forse pone a tutte noi un esame di coscienza più prossimo alla nostra esperienza quotidiana. Come ci poniamo di fronte a un figlio che in misura diversa, a seconda dell’età e dell’esperienza che sta vivendo, commette una trasgressione? E in particolare, come ci comportiamo quando noi siamo le uniche testimoni di questa violazione? Penso a un figlio che torna a casa dalla scuola primaria e racconta tutto soddisfatto di aver preso un bel voto per un disegno fatto al posto suo da un compagno molto bravo. O penso a una mamma che scopre che la figlia invece di andare a scuola è stata in giro con un gruppo di amici.  Penso anche a un figlio che sta a casa da scuola fingendosi poco in forma e poi scopriamo che l’assenza era strategica per saltare un’interrogazione, lasciando i compagni nei pasticci. Quale posizione teniamo? Cosa fare della nostra scoperta? Condividerla o farne un fatto privato che risolviamo a casa nostra.

La relazione con un figlio è una storia molto lunga. Parte dal primo istante in cui lo riceviamo tra le braccia appena nato e finisce col nostro ultimo respiro. È un legame che nasce totalmente sbilanciato: la sua sopravvivenza è tutta nelle nostre mani, siamo noi che diamo significato ad ogni suo pianto, ci prendiamo cura di lui e lo aiutiamo a credere che il mondo sia un posto bello in cui stare. Non è facile per una mamma rassicurare. Spesso siamo così travolte dalla paura di non essere adeguate, di non fare bene abbastanza che sentiamo solo l’ansia. Ogni mamma deve trovare la forza per rassicurare un figlio. Essere adulti sta proprio in questa capacità di tenere insieme le fatiche e di riuscire ad attraversarle. È un compito complesso ed è così facile sbagliare. Il troppo amore è uno degli errori a cui noi mamme siamo sensibili. Pensare che se non siamo sempre amate e apprezzate non andiamo bene. Assumere una posizione ferma di fronte a un bambino che si è comportato male è importante, è nostro compito accompagnarlo sempre verso la verità e la riparazione del danno. «Se hai rotto un gioco a un amico lo devi chiamare per chiedergli scusa e devi portargliene uno dei tuoi». Allenarsi a metterci la faccia, a sopportare l’umiliazione dell’errore e del doversi assumere le conseguenze, anche quando portano uno svantaggio, magari un abbassamento del voto di condotta. Cosa faccio se scopro che in casa nostra mio figlio o mia figlia con i suoi amici hanno bevuto dei super alcolici e usato sostanze?  È difficile anche quando in gioco non c’è un omicidio, anche quando le conseguenze dell’informare altri sui fatti o denunciare sono meno drammatiche di un ergastolo. Temiamo l’idea che si faranno di nostro figlio e di noi, ci chiediamo quanto sarà in grado di tollerare una sgridata, una punizione e se sarà capace di rimediare.

 

Se vogliamo crescere un figlio responsabile dobbiamo essere coraggiose. Il bene ha molte facce e non tutte sono segnate dall’amorevolezza e dalla dolcezza. Amare è anche saper stare lontano, riuscire a sostenere lo sguardo di un figlio che ci supplica di chiudere gli occhi, di far finta di niente, che non è poi la fine del mondo, che lo fanno tutti. Tenere uno sguardo che non collude può accendere nel figlio disperazione, odio, rabbia, aggressività e come far fronte a questo disperato appello al nostro amore incondizionato? Io credo che i nostri figli abbiano bisogno della nostra capacità di vedere oltre la prospettiva che appare ai loro occhi. La nostra ricchezza è l’esperienza, il vedere oltre il qui ed ora, noi siamo la saggezza e la sapienza che ancora non hanno. Loro non possono sapere fino in fondo che stiamo facendo il loro bene ma noi sì e questo è il fondamento che ancora il nostro non colludere col male. Quando un figlio fa il male, piccolo o grande che sia, noi lo aiuteremo sempre a metterci la faccia e a riparare. Purtroppo riparare a volte può voler dire scontare, ma dentro a questa condizione che limita la libertà in modo assoluto, c’è l’unico spazio possibile per ritornare alla vita.

La mamma che ha denunciato il figlio omicida dove avrà trovato questa forza? Non lo so proprio. Immagino quante domande si stia ponendo sul perché suo figlio sia arrivato a un gesto così terribile. Si starà senza dubbio chiedendo che cosa ha sbagliato. Pensandola in questo momento io vedo solo quello che ha fatto di giusto. Di lei so questo e sento profonda la vicinanza e l’affetto per una mamma che in tutti i modi sta provando a salvare l’amore della sua vita.

 

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