Perché parlarne in un ambito di carità?
Perché, come spesso ci diciamo, fare carità non è solo dare al povero il pesce da mangiare, ma soprattutto mettergli in mano canna e lenza per pescarselo da sé.
In attesa dunque di una clamorosa ripresa economica che permetterà a tutti di tornare al lavoro, e disoccupati resteranno soltanto “quattro infamoni, briganti, papponi” di De Andreana memoria, è compito di ciascuno essere informato circa gli strumenti messi a disposizione di chi oggi non ce la fa. E non sono pochi: “…
nel Biellese vivono 11.600 persone in condizione di povertà assoluta. E altre 13 mila si arrabattano in stato di «povertà relativa». Sotto il Mucrone insomma il 14% della popolazione è sull’orlo del baratro: su 182 mila residenti, quasi 25 mila persone non ce la fanno più …”. (La Stampa Biella – 18/04/2014).
Oggi la congiuntura economica è migliorata, ma sono ancora molti quelli che frequentano le mense, le distribuzioni alimentari, i centri di ascolto.
Dal 1° gennaio 2018 lo Stato ha attivato il Re.I., misura di contrasto alla povertà, promossa e sollecitata a partire dal 2014 da un’alleanza trasversale composta da Acli, Arci, Caritas, Azione cattolica, Cgil e Cisl, Confcooperative, San Vincenzo, Csv, Libera e focolarini.

La carta Re.I. è una carta di pagamento elettronica, ricaricata mensilmente per la durata di 18 mesi, con la quale il possessore può:

  1.  Acquistare in tutti i supermercati, negozi alimentari, farmacie e parafarmacie abilitati al circuito Mastercard e convenzionati.
  2. Pagare bollette elettriche e del gas presso gli uffici postali.
  3. Prelevare contante entro un limite mensile non superiore alla metà del beneficio massimo attribuibile.

Il beneficio del Re.I decade se nel corso dei 18 mesi di validità dovessero mutare i requisiti di residenza ed economici, e nel caso in cui il soggetto fruitore non mantenesse fede agli impegni assunti con la sottoscrizione del progetto personalizzato formulato dai servizi sociali. Preso atto che il Re.I. non è la soluzione di tutti i mali, lo sarebbe il lavoro per tutti, e ad oggi, comunque, non è certo una misura sufficiente per eliminare la povertà, resta in ogni caso uno strumento che lo Stato mette a disposizione dei cittadini più poveri. E in tutto ciò come si inserisce una comunità che cura e che si interessa? Osserva, ascolta, fa emergere le situazioni di disagio, se ne occupa direttamente o tramite le associazioni presenti sul territorio, deve essere in grado di saper informare circa le misure di sostegno già esistenti. Nel mese di dicembre l’associazione CON TATTO ha esaminato 23 situazioni famigliari, informato e dato consulenza per la compilazione del modello di domanda Re.i/S.I.A. a 14 nominativi di Occhieppo Inferiore e Superiore, mantenuto i contatti con l’impiegato ai servizi per il sociale del Comune di Occhieppo Superiore e con l’assistente sociale incaricata da CISSABO per coordinare il Re.I. sul territorio del Biellese.

Il Re.I (reddito di inclusione), che segue e sostituisce il S.I.A. (sostegno all’inclusione attiva) operativo da settembre 2016, si compone di due parti:

Per accedere al Re.I bisogna essere in possesso dei seguenti requisiti:

Esperiti i dovuti controlli da parte dei Comuni (requisiti di residenza e soggiorno) e da INPS (requisiti economici), quest’ultimo, nel caso di accoglimento, dispone presso Banco Posta l’emissione di una carta Re.I. da consegnare al beneficiario della misura.

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