Riflessioni, Ringraziamenti e auguri dal nostro don Fabrizio
Carissimi, ed eccoci di nuovo a Natale,
dopo un anno fatto di luci e di ombre, di gioie e di lacrime. E’ proprio vero che “il tempo galoppa, la vita sfugge dalle mani. Ma può sfuggire come sabbia oppure come semente” (T. Merton).
Un anno di cambiamenti forti e dolorosi per me con la morte di mia madre il 20 giugno scorso. Colgo qui l’occasione per ringraziarvi tutti, ma proprio tutti, del calore, della sincera vicinanza e della numerosissima presenza che avete manifestato nei miei confronti e nei confronti della mia famiglia in quelle ore buie e di smarrimento. Non lo dimenticherò mai… Il Signore ve ne renda merito.

In seguito alla partenza di don Claudio per la diocesi di Pordenone, dopo quattro anni di permanenza tra noi, il vescovo Gabriele ha fortunatamente provveduto a garantirmi un sostegno e un aiuto nella persona dell’amico don Roberto Lunardi, come collaboratore parrocchiale, in particolare per le celebrazioni eucaristiche festive e feriali nelle nostre tre comunità. Ringrazio di cuore il vescovo e don Roberto per la sua pronta, fraterna e generosa disponibilità.
Un altro cambiamento importante ha riguardato tutta la nostra Chiesa biellese. Il vescovo Gabriele ha lasciato la guida della nostra diocesi, per raggiunti limiti di età, dopo diciassette anni di generoso episcopato, e abbiamo accolto il nostro nuovo pastore, il vescovo Roberto, che sta muovendo i suoi primi passi tra noi nel ministero che il Signore gli ha affidato. Significativo il suo motto episcopale: “La speranza del raccolto è nel seme”.
Grazie monsignor Gabriele!

Buona semina monsignor Roberto!

Il cambiamento più grande però, che ha dell’incredibile, è quello del Natale: un Dio che si fa toccare, da toccare! In un mondo di uomini che si sentono intoccabili, c’è un Dio che decide di lasciarsi toccare. Poco prima della morte si lascerà addirittura mangiare: «Ecco il mio corpo: prendete e mangiate». Il mondo non poteva accettarlo un Dio così, figurarsi adorarlo o anche solo fargli un po’ di spazio. Impossibile da chiedere a uomini e donne che da sempre s’intestardiscono a diventare Dio, fino a sentirsi Dio. E siccome «non c’era posto per Lui nell’albergo», la Bellezza scelse di apparire nella zona degli animali, là dove gli odori sono sgradevoli. Nella stalla, quando cala la notte e aumenta il freddo, uomini e bestie sono tutti uguali: cercano un riparo, un riposo. Un Dio Bambino che prende la sua tenda in spalla e la va a piantare nel punto più distante da casa sua: nella terra degli uomini, dentro la storia, drammaticamente. L’Intoccabile che sceglie di farsi toccabile perché più nessun punto della storia possa sentirsi lontano, accantonato o periferico agli occhi del Cielo. «E’ nato»: non sarà più la stessa storia. Nessuno potrà più dire: “Lei non sa chi sono io!” per il semplice fatto che Dio ha scelto, invece, di far sapere a tutti chi era Lui. Tanto meno qualcuno potrà vantarsi di essere “figlio di papà” perché c’è stato un uomo che per davvero era “Figlio di Papà” eppure non approfittò di questa posizione privilegiata.
Il Natale non è poesia. Natale è storia: una storia di confine, di sconfinamenti. Dopo ogni Natale la storia non rimane mai più la medesima storia, quel Bambino non è più la più piccola tra le statue del presepe. Tempo qualche giorno e dalla postazione più piccola mostrerà all’uomo le possibilità che gli sono a portata di mano: alla nostra storia fragile di farsi Salvezza, all’uomo di diventare come Dio (non di essere Dio!).
Qualcuno ha scritto: “A Natale si sogna in grande senza far sentire piccolo nessuno. Si sogna da Dio”.
Vi abbraccio e vi auguro un Buon Natale del Signore e un Buon 2019
Il vostro parroco
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