Parrocchia di S. Antonino

Occhieppo Inferiore, Salita alla Parrocchia, 2

LE DUE RETTORIE

Dalla romanità al cristianesimo

Occhieppo Inferiore è un paese di indubbia origine romana, come lo prova un cippo votivo, scoperto all’inizio del secolo scorso durante la demolizione di un torrione del castello per costruire il nuovo coro della chiesa parrocchiale. Su tale reperto, oggi di difficile lettura per la corrosione della pietre, si trova un’iscrizione , che ricorda il voto fatto alle Mastrone di Quinto Valerio Secondo, veterano di Augusto e che fu così interpreta:
M(astronis) S(olvit) L(ibens) Merito) Q(uintus) VALERIUS SECUNDUS VETERANUS AUG(usti)

Non fu quindi difficile l’inserimento del Cristianesimo in una località già organizzata fin da epoche così remote. Nel medioevo sorsero poi sull’odierno territorio di Occhieppo Inferiore due rettorie: una faceva capo alla chiesa, ora campestre, di San Clemente e l’altre di San Antonino, attuale sede della parrocchia, edificata nel complesso architettonico del castello. Due comunità distinte, dipendenti dalla pieve di Biella. Per quel principio che nel medioevo non esisteva la chiesa campestre e senza cura d’anime, anche attorno alla chiesa di San Clemente doveva sorgere un centro abitato, fosse pure di poche decine di abitanti, ma già nel 1298 questa rettoria risulta tassata con quella di San Antonino dal che si deve dedurre che nel sec. XIII avesse già perso la sua autonomia. Eventi bellici devono aver spinto i loro abitanti ad abbandonare il loro paese, situato in una zona pianeggiante , che facilitava distruzioni e saccheggi, e a ritirarsi attorno al castello di S. Antonino, centro in posizione più sicura e di più facile difesa in caso di guerra.

Nell’elenco delle chiese del 1348 si dice chiaramente che «Eclesia sancti clementis de occleppo anexa est dicte ecclesie (S.Antonini)» Lo stesso si riscontra nel 1440: «Ecclesia de Oclepo Inferiori et S. Clementis» Anche nell’atto di unione della chiesa della Madonna di Occhieppo Inferiore alla parrocchiale di S. Antonino del 28 giugno 1494 si accenna alle origini parrocchiali delle due chiese: «…Georgius de Colobiano vicarius ecclesiam S. Marie de Oclepo Inferiore ecclesiis parochialibus SS. Antonini et Clementis…»

Il ricordo della parrocchialità della chiesa di S. Clemente si conservò per diversi altri secoli. In un doc. del 1596, che si avrà occasione di incontrare ancora altre volte, si legge: «S’è detto che detta chiesa anticamente era parrocchiale di detta terra, ma non s’ha memoria come o quando né perché sia stata trasferita la cura della chiesa di S. Antonino alla terra suddetta… In conformità di quanto si disse che si crede detta chiesa anticamente essere stata la parrocchiale di detto luogo il reverendo Curato ha di poi mostrato il registro di Biella tolto da quella di Vercelli sopra il quale s’esigesse il sussidio, dove la parrocchiale di detto loco è registrata sotto il titolo di S. Clemente se ben le funzioni si fanno in quella di S. Antonino. Anche l’edificio subì le vicissitudini dei tempi: si salvò dalla demolizione perché divenne un piccolo santuario mariano. Fu ricostruito una prima volta, a pianta rettangolare nei secc. XIV-XV: di questa costruzione resta il presbitero attuale, ornato di affreschi del primo quarto del sec. XVI (1525 c.). Fu portato a tre navate tra la fine del sec. XVI e l’inizio del successivo, in seguito a numerose grazie che i fedeli affermavano di aver ottenuto pregando dinnanzi ad un’immagine quattrocentesca della Madonna, attualmente conservata in un altare laterale. Divenne un piccolo santuario con pellegrini e devoti provenienti non solo dai paesi vicini, ma anche dal Vercellese e dal Canavese. Fu la sua salvezza, perché diversamente sarebbe caduto in rovina e oggi non avremmo più il suo edificio monumentale.

LA SECONDA RETTORIA

La seconda rettoria, come si è detto, era dedicata a S. Antonino martire, un santo che nel Biellese diede il titolo a questa sola parrocchia, anche se era venerato nel vicino paese di Camburzano, in una cappella che sorgeva nella adiacente del castello. Il particolare che queste due chiese si trovassero in luoghi fortificati e S. Antonino fosse un soldato, lascia quasi pensare che la scelta di questo Santo sia stata originata da motivi di protezione e di difesa contro le numerose incursioni barbariche del medioevo. Come rettoria fu soggetta alla dipendenza delle pieve di S. Stefano di Biella fino alla caduta della disciplina Rev. Curatus riceveva ancora l’acqua battesimale della collegiata di S. Stefano. Lo attesta la Vis. Past. di tale anno:

«…. aqua baptisimalis munda que renovatur temporibus accipiturque Bugelle a Collegiata S.ti Stephani»

Le Vis. Past. ci hanno conservato alcune notizie di vita religiosa del passato. Quella del 1602 attesta che già allora esisteva la corporazione dei muratori, che aveva dedicato al suo patrono S. Giulio un altare nella chiesa parrocchiale. I muratori occhieppesi esercitavano la loro arte un po’ in tutto il Piemonte, come si può dedurre di registri dei morti e con i contadini e «i fornasini» addetti alle fornaci per mattoni e tegole, rappresentavano le principali attività della popolazione maschile. Anche i contadini erano uniti in corporazione sotto la protezione di S, Silvestro e celebravano le loro festività nella chiesa di S. Clemente.

Nel 1606 la parrocchia contava un centinaio di famiglie e 500 persone, 350 delle quali era in età di ricevere i Sacramenti e vi erano due persone unite con la sola promessa di matrimonio, e per questo escluse dai sacramenti Pasquali. Accanto alla chiesa sorgeva la casa parrocchiale, in condizioni così pietose che non era abitabile e il parroco, essendo del luogo, abitava nella casa paterna. Nella Vis. Past. del 1609 si ricordano la compagnia dei disciplinati della Madonna, eretta nella chiesa omonima, la compagnia del SS. Sacramento, eretta all’altare maggiore della Parrocchiale e la confraternita di S. Spirito, che, con i redditi di un mulino e di diversi terreni, distribuiva soccorsi ai poveri. Delle ultime due si dice:

«Jn hac eccl.a et ad altare maius est erecta Sociatas S.mi corporis xpi, minime autem costat de legitima erectione, cuius societatis creantur et quotanti renovatur duo priores cus hicomninoum interventu Re. Parrocch…Habertur liber fraternum et sororum Huius societatis. Non habentur cerei comune, sed quilibet ex frati bus habet cereum peculiarem quem servat momi et male…. Confratria s.ti spiritus habet molendinum, prata et possessione set Rev. Curatus ignorat cuius redditus annui hec bena sint quia creantur priores, distribuitur redditus, fiunt computa…. Sine interventu curati.

La confraria di S. Spirito aveva una potenzialità economica assai rilevante e il comune non esitò a servirsi dei suoi redditi per la ricostruzione della chiesa parrocchiale. In A.P. sono ancora conservati alcuni registri di conti dei secc. XVII-XVIII, da cui risulta la sua attività nel passato.

Nel 1661 la popolazione era salita a 700 persone, mancava la casa parrocchiale e il parroco abitava distante dalla chiesa, in una casa, di cui pagava l’affitto il comune. Si ordinava al comune e alla confraria di S. Spirito di far ricostruire la casa parrocchiale, che un tempo si trovava accanto alla chiesa:

«Communitas solvit fitun pro domo jn qua habitat R. Parrochus, sed quia multum distata b Eccl.ia P.li in preidicium Animarum, jssit jnfra Annm prox. Reedificari dorum prope d.am Eccl.iam ut erat antiquas sumptibus Communitatis nec non confrarie S.ti Spiritus deductis tamen expensis faciend. In emtione suppellectilum necessarium cum constet ex visitazione Eccl.iam Parro.lem esse ominimo destitutam, sub poena jntedicti localis….» Il campanaro, stipendiato dal comune, doveva anche provvedere l’acqua, che veniva benedetta ogni domenica per l’aspersione dei fedeli. Si proibiva l’usanza di fare un pasto di uova e latticini tra parenti in occasione di sepolture e di protrarre fino ad un anno gli sponsali: « Communitas cuius est facere pulsare campanas, curet ut eadem persona defferat acquam beneficiendend. diebus Dominicis… Tollatur omnino supertitio dum sepelintur Cdavera et exinde fit quoddam convivium consiten. In usu ovorum et laticiniorum una cum omnibus consanguinibus et affini bus deffuncti Detestabile omnino est quod sponsalia perseverent per anum jdeo abusu hics omnino ne tolleratur a R. Parrocho sub pena suspensionis et interdcti sponsi nec non Parentibus consulenti bus. Mulieres ne deferant infante in Ecclesiam jta ut jntertubent divina officia…»

Nel 1667 si contavano 836 persone e nel 1673 si annotava: «Il Sig.r Curato mi dice di far parte a Monsignor Illustrissimo che nel giorno de SS. Innocenti hor scorso furono rubati sei candeloni di cera bianca sopra l’altare maggiore et che pochi giorni sono furono tagliati dei capelli del Sig. Curato Spola e del Sig. Franco Bulio, mentre erano andati ad una sepoltura in d.° luogho…. Li fornari, molinari, fornasari non osservavano le feste, come ancora altri particolari, che vanno attorno con fagotti in spalla… Il giorno dell’Epifania il populo offerisce alla Chiesa Parrocchiale quantità di cera bianca et immediatamente li disciplinati e confratelli del med.° logho la levano e la divertiscano in far accompagnar li cadaveri alla sepoltura conforme all’antica consuetudine del logho… Il Rev. Chierico Bersano solo in d.° logho tiene la scola havendo prima fatta la professione della fede….» La Vis. Past. compiuta dal pievano di Sandigliano nel 1675 registrò 970 persone.

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